Solitudine fra i minori – cause e soluzioni

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Solitudine, il senso di smarrimento nel bisogno di accettazione. Una “patologia” sempre più in diffusione, soprattutto fra i minori – intesi sia come bambini che come adolescenti – coloro che hanno meno armi e strumenti per difendersi.

Siamo quasi 8 miliardi di persone su questo piccolo pianeta. Vuol dire che dobbiamo sgomitare per trovare i nostri spazi.

Abbiamo possibilità mai viste di spostarci e raggiungere in un battibaleno ogni angolo del pianeta, incontrare nuove culture, conoscere nuova gente.

Eppure abbiamo sempre più timorosi del confronto con il prossimo. Gli adolescenti (ma vale anche per noi adulti) si confrontano molto raramente fra di loro. Evitano perfino di farlo al telefono, preferendo affidarsi a Sms, Whatsapp o piattaforme Social, nell’illusoria certezza di stare comunque dialogando con gli amici.

In questo modo si convincono di avere una vita sociale piena e impegnata. Ma quando arriva la sera, con telefonini e computer spenti, ecco arrivare implacabili solitudine ed isolamento. 

"Sconfiggeremo le nostre solitudini e quelle dei nostri figli quando sapremo riaprire gli occhi alla bellezza dell’incontro con l’altro” - Don Mimmo Battaglia"

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Un’affermazione, la mia, frutto di un’osservazione “sul campo” ben precisa ed accurata.

L’uomo è un animale sociale…

… lo diceva già Aristotele nel IV secolo A.C.

In passato il rito del socializzare si espletava fra strade polverose, piazze affollate, oratori e parco giochi e si basava su un contatto fisico, reale.

Oggi gli spazi per le scorribande sicure e spensierate sono spariti, ed i ragazzi, isolati nella loro cameretta, hanno sposato il Social Network come strumento per ricercare ed ottenere approvazione e consensi.

Una lunga collezione di “mi piace”, “condivisioni“, “like” ed “emoji” che soddisfa il loro bisogno naturale di compartecipazione.

C’è un bel vuoto da riempire. Il porto sicuro della realtà virtuale è un approdo così comodo e confortante…

.. pazienza se, nel calarsi in questo mondo, non percepiscono più chi gli sta seduto accanto, o il paesaggio che stanno attraversando, o le cose che stanno accadendo.

solitudine fra i minori

E poiché non esisteva Facebook, essere amici significava fare delle cose. Non parlarne, o raccontarle: farle. Se cerco di ricordare momenti precisi che significassero amicizia, vedo scene in cui sempre stavamo facendo qualcosa. E mai in casa. Esisteva un nesso preciso tra l’alzare il culo per andare a fare cose e il vivere le amiciziecit. Alessandro Baricco

Anch’io ne faccio parte…

Con il lavoro che svolgo: mamma blogger, autrice e operatrice yoga, anch’io trovo che i vari Social (ed io sono inserita in tanti di questi) siano una buon mezzo per veicolare e promuovere le varie attività ed iniziative che organizzo.

Per me è un importante mezzo di lavoro, attivo 24 ore su 24 e che spesso mi fa cadere in una sorta di dipendenza.

Sono consapevole:

A) di non essere un buon esempio per i miei figli (…predica bene e razzola male)

B) di dovermi conseguentemente dare delle regole e dei limiti.

C) Ma…

… anch’io sono stata bambina e, come i ragazzi “contemporanei”, vado a caccia di approvazioni, applausi, consensi.

Sento sgomitare ed emergere dentro di me, la fanciulla che sono stata, ferita per un’infanzia vissuta fra il vuoto di affetti e sicurezze.

Sentendomi parte di loro, riconosco questo senso di solitudine.

Da nove nasce la Solitudine. Cosa vivono i bambini di oggi?

Guardo la nuovissima generazione, parlo dei bambini di pochi anni: 3/4 al massimo. Ricchi di incredibili potenzialità e scintillanti di amore cristallino.

Bambini che hanno bisogno di contatto fisico, che richiedono la viva e fattiva attenzione di un adulto, il quale è però sempre più impegnato (a fare cosa non ci è chiaro) e che preferisce parcheggiare il proprio figlio con un telefonino o un Tablet in mano. Ecco che questi ultimi assumono il ruolo di subdoli Babysitter del nuovo millennio.

Analizzando le diverse età. 

Non c’è da stupirsi che le successive fasce di età, dagli 8/10 anni, si trovino talmente a proprio agio con i device tecnologici, da farne i loro compagni di gioco preferiti e volersene catapultare dentro, diventando protagonisti ed eroi di un proprio profilo personale.

Sono già capaci di aprirsi una pagina Facebook e perfino un canale Youtube, su cui caricano illimitatamente tutto quello che gli viene in mente (una scoperta che ho fatto recentemente con i bambini che vengono al parco qui accanto a casa mia).

Peraltro la fortuna ed i successi ottenuti dai tanti “Youtuber” diventati famosi (i ragazzi direbbero virali), sono una prospettiva allettante, un obiettivo tangibile ed apparentemente alla portata di tutti.

Senza citare le minacce reali, che insidiano i nostri figli e che arrivano dalla rete – vedi i fatti di cronaca legati ad Ask.fm e The Blue Whale Game.

La soluzione:

Non ho un rimedio miracoloso nascosto da qualche parte.

Posso solo dire come mi sto muovendo personalmente. Io e mio marito abbiamo la fortuna (o sfortuna) di lavorare da casa, di seguire i nostri progetti.

Ci siamo imposti di completare tutti i nostri impegni quando i bambini non sono in casa, in modo di essere liberi al loro rientro ed evitare di farci pescare avvinghiati e con la testa immersa nello Smartphone.

Vogliamo essere presenti come famiglia, disponibili e raggiungibili. Persone in carne ed ossa con cui confrontarsi, interagire ed eventualmente “scornarsi”.

Chiaramente Smartphone e Tablet ormai sono talmente inseriti nel contesto sociale che è impensabile sperare di nasconderglieli, “come facevano le nostre mamme con il barattolo della Nutella.”

Gli diamo comunque la possibilità di usarli e conoscerli, dando però delle regole, dei tempi e dei limiti su cosa possano fare con questi strumenti, che chiaramente in futuro dovranno sapere gestire e padroneggiare.

Voglio togliermi di fronte le immagini, purtroppo sempre più presenti, di bambini riuniti attorno ad un “fortunato” amico con il Tablet. Uno (e sempre lo stesso) che gioca, con gli altri a fare da inermi paggetti.

Spingo invece i miei figli ed i loro amici, a godere insieme delle attività all’aria aperta e ad inventarsi i giochi prendendo spunto dall’ambiente che li ospita.

Un consiglio: portatevi in borsa sempre un block notes, dei colori o un gioco di carte. Ristoranti e sale d’aspetto sono situazioni in cui il telefonino fa sempre comodo come diversivo e intrattenimento; avere pronta una alternativa meno “ipnotizzante” è una soluzione intelligente.

Lo Yoga Educativo: un piccolo incentivo

Le mie lezioni di Yoga educativo, ma vale per tutti i giochi di gruppo (possibilmente non competitivi), possono essere di aiuto.

Uno degli obiettivi principale delle pratiche che svolgo è quello di invitare i bambini a dare una sbirciatina dentro se stessi, trovando quell’armonia ed equilibrio che di riflesso saranno utili nel rapporto con gli altri.

Dovranno imparare a conoscere e farsi amico il silenzio e i momenti di solitudine, per trovare la vera fonte della felicità e dell’autostima senza dover affidare il proprio destino ad uno schermo virtuale ma trovando delle cose meravigliose nel solo osservare il mondo che li circonda.

di Nunzia Bruno e Luca Spadotto.

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